egidio scardamaglia 2013


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Paesaggi - Le stanze della memoria, di Paolo Levi e Valerio Grimaldi

Egidio Scardamaglia > Archivio di "hanno scritto di Egidio"



La pittura di Egidio Scardamaglia affonda le sue radici in quel ritorno all'ordine che prese il sopravvento negli anni venti per rispondere agli stravolgimenti del futurismo. Oggi non abbiamo più alle spalle la rivoluzione di Filippo Tommaso Marinetti, durata, del resto, non più di due decenni, mentre si assiste ancora all'onda lunga partita dalla ricerca concettuale che, attraverso la scrittura visiva, la Land Art e l'Arte Povera, ha ormai suonato a detta di molti le campane a morte per la pittura. In realtà la pittura ha sempre continuato per la sua strada, sperimentando sul colore attraverso l'informale o meditando sulla raffigurazione del riconoscibile come in questo caso. Scardamaglia sembra qui tenere conto della lezione del Novecento, rifacendosi da una parte al primitivismo figurale di Tullio Garbari, dall'altra alla silenziosa metafisicità di Edita Broglio, che è stata illustre esponente del gruppo romano di Valori Plastici. Egli infatti si inoltra nell'atmosfera sospesa di un'ambientazione volutamente scenografica, per ritagliarvi figure che sembrano congelate in un gesto quotidiano, rivelatore di una rocciosa quanto insondabile autoreferenzialità. Nella sua modalità compositiva l'artista si esercita in un prezioso ricamo cromatico, dove tiene ben conto della luce come costante narrativa e funzionale al risalto dei particolari. La voluta assenza emozionale si concretizza in un rapporto solo formale fra i protagonisti e lo sfondo della rappresentazione, dove le architetture di edifici o le linee di un paesaggio campestre sono le referenze ambientali di una situazione di stallo psicologico, e quindi luoghi metafisici di un accadimento fuori dal tempo, della storia o della cronaca. Non è pertanto comprensibile il rapporto che lega la donna in rosso col cappello nella sua Passeggiata con il cane, allo sfondo marino, agli alberelli stenti, ai fiori bianchi che tiene in mano, e alla bestiola che le sta accanto, se non in termini di pura casuale vicinanza fisica. Allo stesso modo, la giovane coppia preceduta da un compagnetto fulvo che percorre la strada di Skyros, sembra non appartenere alla grande roccia e alle case del paesaggio collinoso, ma piuttosto assolvere una funzione dialettica di contrasto cromatico e di equilibrio compositivo. Va per altro notato come, nella Famiglia di pescatori, la figura di donna sia vestita dello stesso rosso di quelle rappresentate nelle due opere precedenti: questo dato rimanda a intenzioni psicologiche legate alle simbologie del colore, all'amore forse, o alla passione, comunque ad un femminile connesso al sangue e alla vita. E ancora, qui la figura maschile è connotata dal blu - complementare al rosso nella scala cromatica - della tuta che indossa. Immediata quindi la sensazione che il gruppo familiare sia allusivo di certe sacre rappresentazioni della Natività, nella versione ingenua e popolare di un ex voto: la madre seduta col bimbo nudo in grembo, il padre protettivo al fianco, la donna anziana all'ombra di una costruzione incongrua ma solenne. Di impianto diverso ma non meno enigmatico , è la Chitarrista: in un meditato gioco geometrico, lo spazio della tela è nettamente diviso e distinto in due parti uguali - il fondo nero su cui si staglia la suonatrice con il suo strumento, e l'immagine di un balcone che si affaccia su una città fluviale. La rappresentazione è aprospettica e del tutto ermetica, lasciando libero spazio all'apprezzamento delle campiture fluide, del disegno accuratissimo e della precisione degli accordi e dei disaccordi cromatici, suadenti come quelli appunto di una chitarra.


Paesaggi - Le stanze della memoria, di Paolo Levi e Valerio Grimaldi, Ediz. Giorgio Mondadori


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